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Assolutamente non condivisibile è la recente sentenza n.2543/2019 della Cassazione da un punto di vista civilistico-costituzionale: se è vero, infatti, che i decreti ministeriali hanno natura di atti amministrativi , è altrettanto vero che gli stessi, quando hanno portata generale come nel caso in esame (e non riguardano singoli destinatari come i decreti aventi ad oggetto ” nomine”), presentano il requisito dell’astrattezza e sono sempre pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.

Inoltre, l’ art.1 delle Preleggi è norma antecedente alla Costituzione e non contiene affatto un elenco tassativo delle fonti del diritto; tra queste ultime, come ormai assodato dalla dottrina (e riscontrabile in qualsiasi manuale di diritto costituzionale), rientrano a pieno titolo i decreti ministeriali che, essendo atti legislativi pur se secondari, il giudice ha l’obbligo di conoscere in base al principio jura novit curia.

In più la sentenza crea un ulteriore, ingiustificato aumento probatorio, nel contenzioso bancario, a carico del contraente (debole) con gli istituti di credito, svalutando il principio di fondo dall’esigenza di una sua maggior tutela nell’ambito dei contratti “imposti”, trascurando, altresì, la disciplina dell’onere della prova per il creditore ai sensi dell’art.1218 c.c. (paradossalmente accostandola a quella dell’art.2043 c.c.).

Scarica >> Corte di Cassazione Civile – Sez.III n. 2543 del 30 gennaio 2019

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