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Quasi del tutto inapplicata, dai giudici di merito, è la statuizione della Corte di Cassazione (ordinanza n. 5598/2017) secondo cui “in tema di contratto di mutuo, l’art. 1 n. 108 del 1996, che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori”, e ciò in quanto è sbagliato “ritenere in maniera apodittica che il tasso soglia non viene superato sol perché non è consentito cumulare gli interessi corrispettivi a quelli moratori”.

È ormai acquisito principio della matematica finanziaria che, seppur è vero che detto cumulo non vada effettuato, è vero che detto cumulo non vada effettuato, è anche vero che gli stessi vadano non autonomamente considerati (ai fini del superamento di detto tasso soglia) ma complessivamente esaminati in virtù del cosiddetto criterio della “media ponderata” (in proposito, si vedano le puntuali osservazioni favorevoli a detti principi: del Tribunale di Massa, sentenza n. 797/2018; del Tribunale di Sondrio, sentenza n. 456/2017 e del Tribunale di Pavia, sentenza del 31.10.2018); in particolare, in quest’ultima sentenza, è scritto che: “…la circostanza che i due tipi di interesse operino su grandezze diverse ed in tempi diversi impone di ricorrere ad un tasso composito che corrisponde alla media ponderata del tasso corrispettivo applicato al capitale e del tassodi mora applicato alle rate scadute e riferito ai periodi di insolvenza”.

Scarica >> Ordinanza n. 5598-2017 – Corte Suprema di Cassazione

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