CONDIVIDI L'ARTICOLO

L’attività delle banche, ben oltre i compiti istituzionali ad esse demandate di “raccolta del risparmio ed erogazione del credito”, si sviluppa a volte, come nel caso in esame di intermediazione nella vendita di cd. diamanti da investimento, nell’esclusivo, spregiudicato perseguimento illecito di propri utili economici in danno della clientela.

È quanto emerge dall’articolata ordinanza in oggetto del Tribunale di Verona, emessa ai sensi dell’art.702 ter c.p.c..

In essa si riconduce la responsabilità della Banca in tale vendita alla tipologia contrattuale degli artt.1173 e 1218 c.c. (pur se al di fuori dell’ambito della disciplina dei cd. prodotti finanziari) in violazione della clausola generale di correttezza e buona fede oggettiva di cui all’art. 1175 c.c. per avere l’istituto di credito: non correttamente informato il cliente sui rischi dell’operazione e aver richiesto costi aggiuntivi senza documentarli e specificarli.

Pertanto, indipendentemente dalla sussistenza di vizi del relativo contratto di vendita, il Tribunale fa corretta applicazione dell’indirizzo giurisprudenziale della Suprema Corte secondo cui la violazione della buona fede in senso oggettivo, nell’ambito del contratto, è fonte autonoma del risarcimento del danno (nel caso di specie valutato in via equitativa).

Bruno Spagna Musso

Scarica>> Trib. Verona 20.5.19

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *