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La sentenza del Tribunale di Napoli in oggetto, pur ” partendo” dalla rassicurante statuizione del diritto del cliente ad ottenere documentazione inerente il rapporto bancario in ossequio, tra l’altro, del principio di buona fede ex art.1375 c.c., non è assolutamente condivisibile laddove rigetta la domanda di accertamento negativo del credito vantato dalla banca (connessa all’azione di ripetizione dell’indebito ex art.2033 c.c.). 


Affermare sia che le azioni di accertamento negativo possono avere ad oggetto solo diritti e non fatti (come il saldaconto), sia che occorre dar prova da parte del cliente di tutte le operazioni contabili che conducono allo stesso saldaconto configura un’antistorica, formale e “didascalica” lettura interpretativa codicistica dei principi in tema di ammissibilita’ di detta azione e del relativo onere probatorio. Infatti: 

a) fatto e diritto sono, come nel caso in esame, indissolubilmente connessi (il diritto a ottenere la ripetizione dell’indebito si fonda sul fatto-saldaconto);  

b) occorre che i giudici comprendano, sulla base dello sperequato rapporto banca/cliente, che la debolezza di quest’ultimo non possa  continuare, oltre che sul piano sostanziale, anche su quello processuale, imponendo al cliente, dal punto di vista probatorio, una sorta di insostenibile “probatio diabolica”, facendo gravare su di esso , e non sulla banca (anche in ossequio alla cd. vicinanza della prova), l’onere di una capillare dimostrazione di tutte le operazioni contabili che determinano il saldaconto finale.

Perseverare, nell’ambito della responsabilità contrattuale ex art.1218 c.c. in tema di contratti bancari, nel rafforzare ancor di più sul piano probatorio- processuale la posizione della banca, prescindendo dal suo status di contraente forte, è tecnicamente errato e giuridicamente ingiusto.

Bruno Spagna Musso

Scarica >> Trib. Napoli 31.1.19

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