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Sostenere che la prescrizione quinquennale, in tema di crediti erariali riportati in cartelle esattoriali, operi solo per i contributi previdenziali, prendendo spunto dall’ordinanza recente della Cassazione n. 7409/2020, significa ignorare i dati giurisprudenziali, nella loro complessità, riguardanti, appunto, l’applicazione del termine breve prescrizionale per tutti i crediti del Fisco, in particolare:

a) le SS.UU. della Cassazione, con la pronuncia n. 23397/2016, fonte quindi ordinamentale quale giurisprudenza normativa, hanno testualmente affermato che “si applica con riguardo a tutti gli atti comunque denominati di riscossione mediante ruolo o comunque coattiva di crediti degli enti previdenziali ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così”;

b) detta pronuncia delle SS.UU., pur tra qualche incertezza interpretativa dei giudici di legittimità, trova ulteriori riscontri in successive decisioni dei Giudici di Piazza Cavour tra cui, in particolare, la sentenza n. 30362/2018, che ha ampliato l’area di applicazione della prescrizione quinquennale (c.d. breve) riferita ai crediti tributari imputati al contribuente ed iscritti a ruolo presso l’Ente della Riscossione, e l’ordinanza n. 1997/2018, che ha confermato, detto termine c.d. breve di prescrizione per gli atti emessi e notificati ad opera dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, ai fini delle conseguenti azioni esecutive verso il contribuente, stabilendo che il termine c.d. lungo di dieci anni “si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale definitivo, mentre la cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato”.

c) Inoltre, di non poco momento, è la sentenza della Corte Costituzionale n. 280/2005, sentenza purtroppo negligentemente non presa nella giusta considerazione, che, giudicando in tema di legittimità costituzionale dell’art. 25 D.P.R. 602/1973, definisce “irragionevole”, riguardo ai crediti tributari nella loro generalità, il termine decennale di prescrizione, in quanto “non essendo consentito, dall’art. 24 della Costituzione, lasciare il contribuente assoggettato all’azione esecutiva del fisco per un tempo indeterminato e comunque, se corrispondente a quello ordinario di prescrizione, certamente eccessivo e irragionevole”.

In conclusione, l’ordinanza n.7409/2020, conferma il termine prescrizionale breve in materia di crediti erariali, pur ovviamente, con riferimento per il caso sottoposto all’esame della Corte di legittimità nella relativa controversia, ai crediti di natura previdenziale, e ciò proprio in applicazione della generale “regola” per tutti i crediti tributari della prescrizione breve in virtù della sopra richiamata giurisprudenza.

Prof. Avv. Bruno Spagna Musso

Scarica >> Cass. civ. Sez. VI – 2, Ord., (ud. 20-11-2019) 12-03-2020, n. 7049

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